Questa mattina in macchina ascoltavo un vecchio brano dei Negrita (contenuto tra l'altro nella colonna sonora del film Così è la vita di Aldo, Giovanni e Giacomo), così ho deciso di proporvene un pezzo lasciando ad ognuno le proprie riflessioni.
Quando inizi a capire
che sei solo e in mutande
quando inizi a capire
che tutto è più grande
C'era chi era incapace a sognare
e chi sognava già
Tra una botta che prendo
e una botta che do
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m'alzerò
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò
(Negrita, Ho imparato a sognare)
Siamo ancora capaci di sognare o viviamo soffocati da un'eccessiva razionalità? Riusciamo ancora ad emozionarci? In un mondo in cui i giovanissimi hanno già sperimentato tutto e finiscono sulle prime pagine dei giornali nello spazio riservato alla cronaca nera quali sono gli esempi da seguire? Quali domande deve porsi la società civile?
Un primo passo forse sarebbe quello di ritrovare un pò di quel fanciullino di pascoliana memoria che è in ognuno di noi. Sognare ed emozionarsi sono cose che si imparano da piccoli e troppo facilmente si dimenticano. Per ritrovarle da grandi si ricercano emozioni sempre più forti che ci donino barlumi di rara felicità. Cerchiamo di non vivere schiavi dei fantasmi del passato. "Ciò che è stato è stato il passato lo rimpiange chi non ha futuro" (J-Ax).
Certamente una situazione del genere deriva anche dall'immagine dell'Italia che i media ci propongono, come se vivessimo tutti tra il Billionaire e gli studi di Lele Mora. Non a caso secondo un recente sondaggio diventare veline è il sogno più ambito dalle ragazze italiane. In generale fare la velina non è mestiere disdicevole e alcune veline sono diventate poi presentatrici o dive di medio calibro, tuttavia questo dato dovrebbe far riflettere sui modelli che la società dello spettacolo offre quotidianamente.
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