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martedì 15 giugno 2010

Alta fedeltà - Nick Hornby

alta_fedeltà"Alcune delle mie canzoni preferite: Only love can break your heart di Neil Young; Last night I dreamed that somebody loved me degli Smiths; Call me di Aretha Franklin...poi vengono When love breaks down e How can you mend a broken heart? Alcune di queste canzoni le ho ascoltate in media una volta a settimana da quando avevo sedici, o diciannove, o ventun anni, a oggi.


Questo come potrebbe non lasciare un segno? Come potrebbe non trasformarti nel genere di persona destinata ad andare in pezzi quando il primo amore se ne va? Cosa è venuto prima, la musica o la sofferenza? Ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica? Sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?


La gente si preoccupa perché i ragazzini giocano con le armi, perché gli adolescenti guardano film violenti; c'è la paura che nei giovani finisca per imporsi una specie di cultura della violenza. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano migliaia di canzoni - migliaia, letteralmente - che parlano di cuori spezzati, e abbandoni e dolore e sofferenza e perdita. Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica pop; e non sono sicuro che la musica pop sia stata la causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie."


Secondo il New York Times Book Preview il libro che oggi Vi consiglio "ti dà la stessa sensazione che provi ascoltando un disco più bello di tutti quelli che puoi ricordare". Non è certo una casualità che Altà fedeltà sia divenuto un successo internazionale: commovente, scanzonato, divertente e attualissimo. Vi troverete ben presto ad essere coinvolti emotivamente nella vita di Rob Fleming, trentacinquenne amante della musica ed in cerca di successo tanto nel lavoro quanto nella vita sentimentale.


Non appena avrete un minuto vi ritrovere con il libro in mano.


Buona lettura!

sabato 6 marzo 2010

La promessa dell'albicocca - Salvatore Castrignanò

la_promessa_dell_albicoccaQuando un autore meno conosciuto (sia egli un regista, uno scrittore, un pittore, un compositore) pubblica un'opera, la prima cosa che spesso si fa è cercare qualche elemento che possa richiamare qualche collega dal nome più altisonante. Se mi chiedessero di rispettare la tradizione, risponderei senza esitare: "Almodóvar". Almodóvar è il regista che meglio di ogni altro ha raccontato l'universo femminile: Volver, Tutto su mia madre, Parla con lei, sono istantanee meravigliose di un mondo affascinante e fragile, generoso e spietato.


In questa raccolta di 13 racconti brevi le figure maschili sono ridotte al minimo, pressochè inesistenti. Gli uomini sono comparse fugaci, elementi marginali evocati dal ricordo o dagli eventi. 


A narrare è sempre una donna, caricando della propria emotività la narrazione e le descrizioni. L'attenzione è focalizzata principalmente su una scelta, un pensiero, il tratto di una femminilità eloquente: una volta l'amore per la cucina, un'altra la sensualità, un'altra ancora l'accettazione del proprio corpo rivelano la natura della protagonista. Naturalmente non poteva mancare l'amore, fortunatamente non quello mellifluo da Baci Perugina, ma amore per un figlio, amore clandestino, corteggiamento.


Cosa celi il titolo La promessa dell'albicocca lo lascio scoprire a Voi lettori, quello che posso anticipare è che ho apprezzato molto la dedica a Neda Agha Soltan, studentessa iraniana morta nel 2009 durante la protesta contro il sospetto esito delle elezioni vinte dal presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad. Neda, che in persiano significa voce o chiamata, è stata definita "la voce dell'Iran".


Tutti gli interessati possono acquistarlo su IBS

lunedì 12 ottobre 2009

Nessuno

"Se il giorno in cui tornerò ad essere Nessuno sarà domani, mi basterà ciò che ho fatto fino ad oggi"


(dal libro I pensieri di Nessuno di J-Ax)

mercoledì 27 maggio 2009

Undici minuti - Paulo Coelho

11_minuti"Chi è capace di sentire, sa che si può provare piacere ancor prima di sfiorare l'altra persona. Le parole, gli sguardi... racchiudono il segreto della danza.


Chi osserva - e scopre - la persona che ha sempre sognato, sa che l'energia sessuale si scatena prima del sesso. Il piacere più grande non è il sesso, ma la passione con cui viene praticato. Quando è intensa, il momento sessuale serve ad alimentare la danza, non è mai l'elemento principale.


Chi è innamorato sta sempre facendo l'amore, anche quando non lo fa. Il momento in cui i corpi si incontrano è solo il traboccare della coppa. Si può restare insieme per ore, addirittura per giorni. Si può iniziare la danza un giorno e concluderla un altro, o magari non terminarla nemmeno, se il piacere è tanto. Niente a che vedere con undici minuti.


Non è possibile praticare il sesso in qualsiasi momento. Nascosto in ciascuno di noi c'è un orologio e, per fare l'amore, le lancette di entrambe le persone devono segnare la stessa ora nel medesimo istante. E questo non accade tutti i giorni. Chi ama non ha bisogno dell'atto sessuale per sentirsi felice. Due persone che stanno insieme, e che si vogliono bene, devono regolare le loro lancette, con pazienza e perseveranza, con giochi e rappresentazioni teatrali, fino a capire che fare l'amore è ben più che un incontro carnale. E' un "abbraccio" fra le sfere genitali."

martedì 24 febbraio 2009

Paura liquida - Zygmunt Bauman

paura_liquidaCredevamo che nella modernità saremmo riusciti a lasciarci alle spalle le paure del passato; credevamo che la tecnologia, la medicina, la scienza avrebbero risolto i nostri problemi. Eppure viviamo in uno stato di costante allarme. Il sociologo Zygmunt Bauman fa in questo libro un inventario delle nostre paure, nel tentativo di scoprirne le origini comuni e di esaminare i modi per disinnescarle.


Come spiegare ad esempio le elevatissime vendite dei Suv (impropriamente definiti sport utilitary vehicles) che negli Stati Uniti hanno raggiunto il 45% delle vendite di automobili? L'insicurezza e la paura possono essere molto redditizie. I pubblicitari l'han capito e infatti presentano questi mostri della strada come un veicolo inattaccabile dalla vita urbana, rischiosa e imprevedibile. Veicoli come questi sembrano placare la paura che avvertono le classi medie urbane quando si spostano o stanno nel traffico nelle loro città. Il Suv presuppone e insinua, nemmeno troppo velatamente, che la città è un campo di battaglia e una giungla da conquistare e da cui, al tempo stesso, fuggire.


Mentre l'incolumità personale è diventata uno dei principali, se non il principale argomento di vendita nelle strategie di marketing dei prodotti di consumo, la tutela di legge e ordine, ridotta sempre più alla promessa di incolumità personale, è diventata uno dei principali, se non il principale argomento di vendita nei manifesti politici e nelle campagne elettorali, mentre mettere in mostra i pericoli per l'incolumità personale è diventata una delle principali, se non la principale risorsa nella guerra di ascolto dei mass media, rafforzando ulteriormente il successo degli usi commerciali e politici della paura.


Esistono, infatti, tanti modi per trarre profitto dalla crescente disponibilità di paure: è possibile, ad esempio, guadagnare legittimazione politica e consenso flettendo i bicipiti del governo in dichiarazioni di guerra contro la criminalità, e più in generale contro tutto ciò che turba l'ordine pubblico. L'esibizione pubblica concentra l'attenzione su "criminali recidivi, mendicanti molesti, profughi, migranti da espellere, prostitute sui marciapiedi e altri generi di scarti della società che abbondano nelle vie delle metropoli, suscitando la disapprovazione della gente per bene. A tal fine la battaglia contro la criminalità viene inscenata come uno stuzzicante spettacolo burocratico-mediatico".


Alla luce di quanto detto sopra, si sente il bisogno urgente di trovare una legittimazione alternativa dell'autorità statale e un'altra formula a beneficio della cittadinanza onesta; e non sorprende affatto che la si vada a cercare oggi nella promessa dello Stato di proteggere i suoi cittadini dai pericoli per l'incolumità personale. Nella formula politica dello Stato dell'incolumità personale lo spettro di un futuro incerto e del degrado sociale dal quale l'allora Stato sociale giurava di proteggere i suoi cittadini viene gradualmente sostituito dalle minacce rappresentate da un pedofilo in libertà, da un killer, da un mendicante invadente, da un rapinatore, da un maniaco, da un malintenzionato, da un avvelenatore, da un terrorista o, meglio ancora, da tutte queste minacce riunite nelle figure, virtualmente intercambiabili, della sottoclasse locale e dell'immigrato clandestino, corpo estraneo dalla culla alla tomba e potenziale nemico interno per sempre, dal quale lo Stato moderno, promette di difendere i suoi sudditi con le unghie e con i denti.


Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c'è da fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla. Nei nostri tempi, poveri di certezze e garanzie, le occasioni per avere paura non mancano. Secondo l'analisi di Bauman, i pericoli che si temono possono essere di tre tipi: quelli che minacciano il corpo e gli averi, quelli di natura generale, che riguardano la stabilità e l'affidabilità dell’ordine sociale, e quelli che insidiano la propria collocazione nel mondo e la propria identità, esponendoci alla possibilità di essere umiliati ed esclusi a livello sociale.
"La paura è una sensazione nota a ogni creatura vivente", nell'uomo, a differenza che negli animali, questo sentimento è particolarmente vincolante, infatti orienta il comportamento dell'essere umano dopo avere modificato la sua percezione del mondo e le aspettative che ne guidano le scelte. Insomma nell'uomo esiste una particolare sensibilità al pericolo, che influenza la sua visione della vita e che determina uno stato di timore strisciante, sospeso nell'aria, presente anche in assenza di una minaccia reale e dunque ancora più subdolo. La paura più temibile è la paura priva di un indirizzo e di una causa chiari; la paura che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque, ma non si mostra mai chiaramente. Non a caso i colpi continuamente annunciati sono molto più numerosi di quelli che arrivano davvero, e dunque, si può sempre sperare di essere risparmiati da uno dei tanti colpi dati per imminenti. Quale computer è mai stato preda del sinistro millenium bug? Avete mai incontrato qualcuno che sia stato vittima degli acari dei tappeti? Quanti vostri amici sono morti per la malattia della mucca pazza o dell'aviaria? Conoscete qualcuno che si sia ammalato per colpa di cibi geneticamente modificati? Avete vicini o conoscenti che siano mai stati aggrediti da qualcuno di quei perfidi e biechi soggetti che chiedono asilo politico? Gli attacchi di panico vanno e vengono e ognuno di essi, per quanto gravem si può ragionevolmente presumere che avrà lo stesso esito dei precedenti.


Il libro di Bauman non offre ricette o soluzioni miracolose ma ci invita a riflettere. Tenta di individuare le radici comuni delle paure e gli ostacoli di cui è costellata la via della loro scoperta, conservando speranze e ottimismo nel futuro nonostante le difficoltà.


Viviamo infatti in un mondo che Bauman chiama liquido-moderno dove non esiste certezza, se non quella che domani non sarà uguale a oggi, quindi l'unica cosa che possiamo fare è convivere con la paura reprimendo il terrore potenzialmente disarmante e invalidante del pericolo che non si può efficacemente prevenire. La morte, come tutto nella vita liquido-moderna, diventa temporanea e valida fino a nuovo avviso. La vita liquida scorre, o si trascina, da una sfida all'altra, da un episodio all'altro, e per la consuetudine che abbiamo con le sfide e gli episodi, essi tendono a non durare a lungo.

lunedì 12 gennaio 2009

Frammenti di un discorso amoroso - Roland Barthes

frammenti_di_un_discorso_amorosoChe cosa c'è di più stupido di un innamorato? Oggi l'amore-passione è svalutato. L'amore è oggi fuori moda. L'innamorato è un marginale. Egli si trova nella “de-realtà”.  Una discontinua tormenta di linguaggio turbina nella testa dell'innamorato.  Il soggetto innamorato  è patetico. Un innamorato coniuga estremi di nevrosi e psicosi: è un tormentato e un pazzo. E l'amore non è cieco. Al contrario, ha una potenza di decifrazione incredibile, che dipende dall’elemento paranoico che è in ogni innamorato. L'amore è oggi visto come una malattia di cui bisogna guarire. Non si guarda più all'amore-passione come potere di arricchimento. Non si riconosce più oggi un innamorato per la strada. Tutti si controllano enormemente. Ma l'innamorato è colui che vede nella sua sofferenza una sorta di valore pura da ogni colpa.


L'invito è quello di non lasciarsi impressionare dalle denigrazioni di cui è oggetto il sentimento amoroso. Bisogna affermare! Bisogna osare! Osare Amare…

venerdì 24 ottobre 2008

La musica in testa - Giovanni Allevi

la_musica_in_testaOrmai lo conoscono un po' tutti, Giovanni Allevi, compositore italiano che ha conquistato l'America e rivoluzionato i canoni della musica classica avvicinandola ad una quantità di pubblico da concerto pop.


Questo libro non è la sua autobiografia bensì un modo per conoscere meglio l'uomo Giovanni attraverso brevi racconti mai banali da quando era uno studente al conservatorio al suo primo concerto a Napoli a cui erano presenti solo 5 persone fino ad arrivare al Giovanni che tutti conosciamo: un fiume in piena di sensazioni, emozioni, ansie e perchè no simpatiche stranezze (per un anno Giovanni ha mangiato solo pasta al tonno per non distrarsi dalla Musica; ha addirittura fatto il cameriere per una sera a Milano per poter incontrare il Maestro Riccardo Muti).
Protagonista di tutto la Musica, soprannominata da Giovanni Strega capricciosa
 che lo va a trovare nei momenti più strani e che deve essere pronto ad accogliere ovunque si trovi.


Una curiosità? Giovanni non compone al pianoforte come ci si aspetterebbe, ma nella mente, egli infatti è solo uno strumento di cui la Strega capricciosa si serve. Per questo motivo quando ha la musica in testa è spesso costretto, in mancanza di fogli pentagrammati, a scrivere sms e inviarli a sè stesso.


Vi sembra noioso? Tutt'altro! Il bello è che stimola la lettura anche di chi della musica classica proprio non vuol saperne. Non una storia, ma tante con la musica in sottofondo e riflessioni filosofiche sparse, perché, non dimentichiamo, Giovanni Allevi è anche laureato in filosofia. E poi il racconto di quando era pianista di Jovanotti, l'esperienza nelle scuole come maestro di musica, fino all'Era dell'Emozione: Nuovo Rinascimento per la musica classica.


E allora, Musica Maestro!

martedì 4 dicembre 2007

I barbari. Saggio sulla mutazione - Alessandro Baricco

i_barbari"Perchè ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo".


Pubblicato a puntate sul quotidiano La Repubblica tra maggio e ottobre 2006, Alessandro Baricco riflette su un fenomeno che ha osservato nel mondo intorno a lui, percepito dai più come un'apocalisse imminente e annunciato da una voce che suona come un grido d'allarme: stanno arrivando i barbari. L'autore propone un viaggio tra sommeiller, libri e calciatori, al solo scopo di ritrarre il nuovo consumatore culturale. Un "barbaro", dice Baricco, trasforma l'esperienza del consumo in traiettorie veloci e superficiali, dove il Senso coincide col movimento e l'innovazione è uno scarto laterale che regala meraviglia.


Arrivano da tutte le parti, i barbari. E un po' questo ci confonde, perchè non riusciamo a tenere in pugno l'unità della faccenda, un'immagine coerente dell'invasione nella sua globalità. Ci si mette a discutere delle grandi librerie, dei fast-food, dei reality show, della politica in televisione, dei ragazzini che non leggono e di un sacco di cose del genere, ma quello che non riusciamo a fare è guardare dall'alto e scorgere la figura che gli innumerevoli villaggi saccheggiati disegnano sulla superficie del mondo. Vediamo i saccheggi, ma non riusciamo a vedere l'invasione. E quindi a comprenderla.

mercoledì 21 novembre 2007

Yes man - Danny Wallace

yes_manCosa succede quando decidi di dire sempre SI?


Danny Wallace, giovane londinese, produttore free lance di programmi radiofonici per la BBC, ha preso una decisione ed è determinato a seguirla: basta con gli eterni rifiuti che portano alla monotonia e alla noia, d'ora in avanti dirà di sì a tutto. Senza eccezioni. Per sempre. O, almeno, fino alla fine dell'anno...


"Per molti mesi avevo tirato avanti con l’impressione che tutto filasse liscio nella mia vita. Single, sui venticinque anni, vivevo in una delle città più eccitanti del mondo. Per poi scoprire che ero un single che passava il tempo a casa, da solo, in mutande."


Questa la conclusione a cui Danny è giunto dopo mesi in cui si è praticamente segregato in casa, depresso perchè la fidanzata lo aveva lasciato. Tutto è cambiato una sera tardi, quando uno sconosciuto incontrato sull'autobus lo ha illuminato con poche, semplici parole. Impara a dire "sì", gli ha consigliato. E davanti agli occhi di Danny si è spalancato un universo nuovo che a ogni istante riserva un'eccitante sorpresa. Ma se dici sì alla vita devi essere preparato ad affrontare le più improbabili e stravaganti eventualità. Sì agli inviti degli amici, ai party, alle sbronze al pub. Sì alle richieste dei clochard incontrati per strada, sì allo spam che intasa la posta elettronica. Sì, insomma, alla vita nelle sue infinite manifestazioni. Ciò che ne viene fuori è una bizzarra vicenda di avventura e divertimento. Perchè la felicità arriva solo se permetti alle cose belle di accadere. E la realtà diventa molto più interessante e divertente, se sai cogliere al volo le occasioni.


Esilarante, arguto, imprevedibile, Yes Man è la cronistoria di uno stralunato eroe del nostro tempo, coerente fino all'autolesionismo. Un fiume inarrestabile di gag, doppi sensi e trovate surreali che si fanno beffe delle manie della vita di oggi.


Una curiosità: prima ancora dell'uscita del libro la Warner se ne è aggiudicata subito i diritti. La pellicola tratta dal libro di Wallace avrà come protagonista Jim Carrey, sarà prodotta da David Heyman e diretta da Peyton Reed.

sabato 10 novembre 2007

Un posto nel mondo - Fabio Volo


fabio_volo_1Un posto nel mondo è sicuramente rivolto a un lettore giovane, quella generazione di trentenni che in quest’ultimo periodo fa sempre più parlare di sé per il tentativo di trovare un proprio spazio identitario e una collocazione sociale precisa, i cosiddetti bamboccioni, come li ha definiti il Ministro dell'Economia Padoa Schioppa con una grossa caduta di stile. Fabio Volo ci propone, come nei due precedenti lavori editoriali, una scrittura che rappresenta il vero e proprio punto di forza del suo romanzo. Semplice, ironica, scorrevole, senza mai cadere nella banalità. 


La situazione che apre il libro è la sala d’aspetto di una maternità, nella stanza accanto sta nascendo una bambina, la figlia di Michele, il protagonista, che ripercorre dentro di sé, in quell’attesa, un po’ tutta la sua vita.
Il primo drammatico abbandono: la morte della madre quando aveva solo otto anni e l’infanzia trascorsa con i nonni, la sorella e un padre amatissimo, ma troppo assente.
Passano pochi anni e Michele ha in dono un’amicizia straordinaria, quella con Federico, che l’avrebbe accompagnato per sempre.
Ormai adulti, ventottenni, i due amici fanno il punto della loro vita e un’irrequietezza profonda spinge Federico a lasciare la sicurezza del lavoro, gli affetti e le abitudini quotidiane: ha bisogno di realizzare sè stesso e tutte le potenzialità che sa di avere andando altrove, conoscendo mondi e persone diverse. Parte infatti, e al suo ritorno dopo qualche tempo è una persona diversa, serena, soddisfatta, pacificata. Ma la vita riserva talvolta inaspettate crudeltà: un incidente stronca quella felicità e getta Michele in una cupa disperazione che lo porta a ripercorrere i passi dell’amico.


Capo Verde era il luogo in cui Federico aveva ritrovato sè stesso e un amore importante, quello con Sophie, ed è là che approda anche Michele quasi inebetito dal dolore. Ma la semplicità della vita a Boa Vista, una delle isole più incontaminate dell’arcipelago, la naturalezza dei rapporti con chi vi abita e lavora, la sorpresa straordinaria di una prossima maternità di Sophie, gli sanno ridare vigore e gusto per la vita. Il ritorno in Italia coinciderà anche con il ritrovare Francesca, la ragazza con cui in passato non era stato in grado di costruire un rapporto solido, e ora, dietro quella porta, sta per nascere Alice, la loro bambina.


Una storia d’amore come tante, scelte di vita non tradizionali (Michele e Francesca non convivono, né pensano di farlo), ma ormai diffuse, psicologie semplici che aspirano a non essere banali, personaggi in cui è facile identificarsi: questi gli onesti ingredienti di un libro che attrae e allieta dalla prima all'ultima pagina.


domenica 28 ottobre 2007

Note - Lorenzo Marini

noteNote è un saggio che si legge come un romanzo. È un insieme di appunti, relazioni, conferenze, articoli e pensieri sul variopinto pianeta della comunicazione. È un libro trasversale, che tocca settori e ambiti apparentemente lontani tra loro ma uniti invece dal punto di vista dell'osservazione creativa. A tratti aneddotico a tratti autobiografico, a tratti colto e a tratti poetico, Note è un libro sulla creatività e sulle sue mille forme di applicazione.


L'autore, Lorenzo Marini, ha lavorato anche come regista dirigendo spot e videoclip, ma il suo vero lavoro è la creatività applicata alla pubblicità. Dal 21 marzo 1997 Lorenzo Marini è il fondatore e direttore creativo dell’agenzia di pubblicità Lorenzo Marini & Associati. Ha lavorato per le più importanti agenzie di pubblicità nazionali e internazionali: Dorland Ayer, Armando Testa, Canard, Leo Burnett, Ogilvy. Tra i principali clienti con cui ha lavorato sia come art director che come direttore creativo, troviamo: Agnesi, Aperol, Assicurazioni Generali, Bahalsen, Baileys, Banca Nazionale del Lavoro, BankAmericard, Bassetti, BMW, Bticino, B&B, Candy, Cointreau, Diadora, Emmenthal, ENI, Ferrero, Fila, Garda, Grazia Mondadori, Hertz, Jill Sander, Lancia, Lazzaroni, Nec, Nestlè, Pedro Domecq, S.Carlo, Sammontana, Valle D’Aosta, Vismara, Volvo 740, Zanussi. In questi ultimi vent’anni ha ricevuto circa duecento premi, molti dei quali internazionali tra i quali un Leone d’Oro a Cannes per Agnesi.


Lorenzo Marini come Wassily Kandinsky ha disegnato la scrittura ad alta voce. Note è una riflessione a voce alta su una serie di argomenti che si correlano in maniera più o meno stretta con la pubblicità, ma che comunque ne condividono l'origine di natura creativa.


Visto che una recensione non renderebbe bene l'idea data la vastità di argomenti trattati mi limito a riportare uno stralcio del capitolo Pubblicità e natura che spero apprezzerete anche voi:


"Ci ricordiamo tutti un manifesto forte della sua semplicità, il cui titolo dichiarava: "O così o Pomì."
Bene. Com'è quel pomodoro? Intendo chiedere se quel pomodoro è un pomodoro vero o una scultura. È una scultura, ovviamente. E il cioccolato, quella barretta rotta in due che tanto ci piace, quello è cioccolato, no? No, è legno.
E il gelato che tanto stimola le nostre papille gustative? Quello è una specie di purè chimico: il gelato vero non si può fotografare perchè si scioglierebbe sotto il calore del riflettore. Anni fa, per uno spot Vismara, trasformammo dei manici di scopa in wurstel, perfetti, colorati in modo uniforme, senza grinze e imperfezioni come i prodotti veri.
Sono solo alcuni esempi come premessa alla domanda: la pubblicità può essere naturale?


La pubblicità vive di contraddizioni e gioca sempre sul nostro aspetto emotivo, sempre sulle nostre proiezioni.
Chiediamoci cosa appendiamo alle pareti di casa. Chiediamoci, cosa attacca il meccanico nella sua officina? Calendari con donne bellissime. Cosa appiccica al computer una segretaria? Raoul Bova. Vai a casa di un cacciatore e trovi il quadro di un fagiano. Ma anche gli olandesi nel Seicento acquistavano ritratti, paesaggi e fiori. Avevano rocce, montagne, cascate e valli? No, l'Olanda era piatta, era fango che lottava contro il mare. Difatti lo dominarono e si arricchirono navigandoci sopra e commerciando con l'Oriente. Chi non ha la montagna, se l'attacca. E noi attacchiamo quello che non abbiamo: la natura.
Nella nostra città, quanto verde c'è? Quanti metri quadrati ci sono di verde pubblico per persona? E dunque che cosa ci attacchiamo nei nostri poster di sei metri per tre? Verde, spazi aperti, cieli azzurri, nuvole pulite, eterne primavere. Attacchiamo quello che non abbiamo e non dobbiamo stupirci se di natura è piena la pubblicità.



Abbiamo già toccato due argomenti fondamentali. Gli oggetti sublimati e la natura desiderata. Restiamo nel Seicento e guardiamo i quadri di Vermeer. Avete presente quella luce che viene da una finestra e illumina una donna che versa il latte con la brocca - spero abbiate presente il dipinto della lattaia nel Rijksmuseum di Amsterdam - su un tavolo con pane e ciotole?
Ecco avviciniamoci un attimo e guardiamo che cosa c'è veramente nella pittura del latte versato dalla brocca: puntini bianchi. Non è una versata, sono puntini. Visto da vicino è quello che potremmo chiamare un'illusione, visto da lontano è latte che cade. Eppure è proprio questa sua falsità che lo rende così vero. Ma anche la morbidezza del drappeggio e del velluto risulta bella in quanto non vera...


...Il modo migliore per rappresentare un prodotto è idealizzarlo. Per idealizzarlo si deve fare un giro completo: il giro che parte dal prodotto così com'è per arrivare alla sua natura più esasperata, più empatica, più iperrealista.
Quando andiamo a comprare un gelato e vediamo i listini-catalogo solitamente appesi all'entrata del bar, vediamo che la Coppa Smeralda è una coppa meravigliosa con la ciliegia perfetta che regna in cima, ma quando la acquistiamo è una cosa schiacciata, piatta, orribile. Se rappresentassimo il prodotto così com'è, reale per davvero, lo acquisteremmo? No, noi vogliamo che la rappresentazione del prodotto sia quella idealizzata. Perchè la pubblicità non è un documentario, ma un sogno. Accusare la pubblicità di poca aderenza con la realtà è come accusare un sogno di essere poco scientifico.


Se confrontiamo un quadro di Leonardo con un quadro di Caravaggio, notiamo che sono passati cent'anni di luce. Nel Cinquecento la luce era diffusa, omogenea, morbida, diurna. Nel Seicento, con Caravaggio e Rembrandt, la luce è radente, impietosa, violenta. E quanto più c'è oscurità, tanto più emerge la luce. Come il rapporto pubblicità e natura: quanto più vivo nella plastica, tanto più ho bisogno di natura. Il nostro problema è che stiamo così attenti a quello che entra dalla nostra bocca (guardiamo la data di scadenza, leggiamo gli ingredienti, sappiamo quante calorie abbiamo bisogno) e così poco a quello che esce, che parliamo sempre. Parliamo troppo."


(Lorenzo Marini, Note)


martedì 23 ottobre 2007

Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi

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Può essere considerato un romanzo storico ed è uno dei testi più importanti della letteratura contemporanea.
La semplicità con cui si legge Sostiene Pereira e l’impegno sociale del tema in esso trattato suggeriscono un paragone con alcune opere del Neorealismo italiano. Il sintagma «Sostiene Pereira», ripetuto in ogni pagina del romanzo, serve a far sì che il lettore concentri la sua attenzione su quello che Tabucchi considera «un personaggio in cerca di autore». Pereira si discosta dai topoi dell’eroe romantico in lotta contro il mondo e dalla figura del partigiano che combatte per la liberazione del proprio paese dalle dittature. Con questo non si vuole affermare l'estraneità di questo libro alla letteratura precedente: in Pereira si riscontra il fare tipico dell’eroe che tende alla libertà del suo popolo, arrivando a schierarsi contro l’ordine costituito: Avverrà nella parte finale dell’opera e precisamente nel momento in cui Pereira, vecchio, stanco e quasi rassegnato, scoprirà nuovamente il piacere di battersi per un ideale.
Pereira è l’emblema di una società che è caduta nel baratro e che da esso vuol risalire per alzare gli occhi al cielo e scrutare quel valore per cui molti uomini, dai primordi, hanno combattuto: la libertà. Un valore che la crisi della borghesia ha ucciso per spianare la strada ai grandi totalitarismi.